Posts Taggati come ‘diabete’
Sesso: il S.I.U assolve il testosterone
A Rimini oggi chiude l’82esimo congresso del S.i.u (Società italiana urologia). Si è parlato con interesse di testosterone e lo si è assolto dall’accusa di favorire il cancro, promuovendolo come alleato nel contrastare gli “acciacchi dell’età”.
I ridotti livelli di quest’ormone – spiegano gli esperti – si associano a un calo della libido, della massa muscolare e della densità ossea. Inoltre, l’ipogonadismo, condizione clinica associata al deficit di testosterone si associa frequentemente all’insorgenza di patologie cronico-degenerative quali malattie cardio e cerebro-vascolari, diabete, dislipidemie, obesità, sindrome metabolica, depressione e Alzheimer.
Continua a leggere… »
da Marina Morelli
La vitamina D per combattere le carenze di calcio
Una dose sostanziosa di vitamina “D”, non solo previene il rachitismo ma riduce nei bambini anche il rischio di osteoporosi e negli adulti fortifica il sistema immunitario, previene infezioni, cancro e diabete.
Le raccomandazioni giungono dall`Accademy of Pediatrics americana.
La maggior parte del latte in commercio contiene già una buona dose di Vitamina D ma nonostante questo i bambini e i ragazzi non ne assumono abbastanza. Non è più sufficiente 1 tazza di latte al giorno, ma ce ne vogliono quattro.
Gli alimenti più ricchi di vitamina D sono: olio di fegato di merluzzo, spremute di arance, tonno, salmone e uova.
Continua a leggere… »
da Marina Morelli
Il diabete può danneggiare le ossa
Il diabete può danneggiare anche le ossa, aumentando il rischio di traumi e fratture. E’ quanto ha scoperto un team di ricercatori americani della University of Medicine and Dentistry del New Jersey e della Boston University School of Medicine. “Il diabete è una condizione comune, che colpisce oltre 170 milioni di persone nel mondo, un numero destinato a raddoppiare nel 2030″, ha spiegato Dana Graves, ricercatore a capo dello studio pubblicato sull’American Journal of Pathology.
“Spesso i pazienti di diabete soffrono anche di scarsa densità e resistenza delle ossa, che può portare a fratture più frequenti e a tempi di guarigione più lunghi”. Per esaminare in che modo il diabete influiva sulle ossa, i ricercatori hanno svolto degli esperimenti di guarigione ossea su delle cavie di laboratorio.
Continua a leggere… »
da Marina Morelli
Una nuova proteina per comprendere come il corpo conserva i grassi
Una proteina presente in tutte le cellule del corpo potrebbe contenere i segreti per comprendere come il corpo umano immagazzina i grassi. I ricercatori dell’Università di Edimburgo (Scozia) hanno infatti scoperto che la ‘invadolisina’, una proteina essenziale per la divisione cellulare, è presente anche nelle gocce lipidiche che le cellule usano per accumulare i grassi.
La scoperta, pubblicata sul Journal of Cell Science, potrebbe aiutare gli scienziati a comprendere meglio le complicazioni dell’obesità, come diabete e malattie cardiache. “La presenza di questa proteina nelle gocce lipidiche suggerisce che l”invadolisina’ ha un ruolo nell’insorgenza dell’obesità”, ha detto Margarete Heck, dell’University’s Centre for Cardiovascular Science. “Quello che vogliamo scoprire adesso – ha continuato – è se la sua presenza aggrava o meno l’obesità e i suoi effetti collaterali. Nelle larve di moscerini della frutta in cui la proteina era assente, per esempio, l’accumulo di grasso era impossibile”.
da Marina Morelli
Cellule di maiale in pazienti affetti da diabete
Delle cellule di maiale saranno impiantate su dei pazienti affetti da diabete, nella speranza che possano stimolare il pancreas degli ammalati a produrre insulina.
Questo nuovo trattamento sperimentale e controverso, descritto sul quotidiano britannico Daily Mail, sarà testato su 8 volontari che soffrono di diabete di tipo 1. Non curerà la malattia, ma dovrebbe essere capace di indurre il pancreas dei volontari a produrre da sè l’insulina, composto necessario per la sopravvivenza dei diabetici.
Continua a leggere… »
da Marina Morelli
Il diabete mellito di tipo 2 potrebbe diventare insulino-indipendente
Tra le cause del diabete mellito di tipo 2 c’è l’obesità. Il grasso corporeo infatti è capace di instaurare una iperdipendenza dall’insulina, con la conseguenza che il pancreas si sforza e smette di funzionare, rendendo la persona dipendente dalle iniezioni di insulina. Una ricerca pubblicata sulla rivista Cell Metabolism ha rivelato i meccanismi di questa condizione: le cellule grasse rilasciano una molecola, chiamata PEDF (pigment epithelium-derived factor), che desensibilizza i muscoli e il fegato rispetto all’insulina, questo porta appunto ad una richiesta maggiore dell’ormone, affaticamento del pancreas e blocco della produzione.
Gli scienziati hanno scoperto che bloccando questo fattore la condizione di normalizza, e questo, sperano, porterà allo sviluppo di farmaci più mirati ed efficaci, evitando probabilmente a moltissime persone di doversi fare una puntura a pasto
[Via Science Daily]
da Giuliano Parpaglioni
Sanofi-Aventis lancia la campagna GOINSULIN su Youtube
Sfruttare un “canale” comunicativo amato da giovanissimi e non, come Youtube, per diffondere campagne di sensibilizzazione sui temi della salute non è una idea nuova.
L’azienda francese Sanofi-Aventis ha deciso di sbarcare sul cliccatissimo portale di video per lanciare la campagna “GOINSULIN“, rivolta ai diabetici e sensibilizzarli così sui rischi e i benefici dei vari trattamenti disponibili contro questa malattia.
I navigatori potranno anche raccontare la loro esperienza e chiedere ulteriori informazioni, compresa una guida alimentare.
Ecco un interessante video che appartiene alla campagna:
da Marina Morelli
Curare i tendini invece di operarli
Basta un attimo per prendere una storta e rompersi un legamento o un tendine del piede. Particolarmente a rischio sono considerati coloro che soffrono di reumatismi e di diabete, ma anche le persone sane come pesci non sono del tutto ummuni da rotture ai tendini.
Operare è di solito impossibile e sebbene l’incidente non sia raro, per i medici ed i chirurghi rappresenta sempre una bella sfida. Spesso al medico non resta che il trapianto di tessuto estraneo e perfino artificiale, che in molti casi porta a reazioni di rigetto.
Un aiuto sembra ancora una volta arrivare dalla ricerca sulle cellule staminali. In esperimenti sugli animali, si è potuto curare il tendine ferito impiantandovi delle cellule staminali. Ulteriori studi devono ora chiarire se il metodo potrà risultare valido anche nel caso degli uomini.
da Marina Morelli





